
piazza Giuseppe Garibaldi
Posta davanti al Ponte di Mezzo e al centro dell’ansa del fiume Arno, Piazza Garibaldi deve il suo attuale aspetto alla “risestimazione” seicentesca. Al centro si trova la statua del condottiero dei due mondi realizzata nel 1892, mentre proprio di fronte al ponte è posto il settecentesco Casino dei Nobili, la cui facciata è stata recentemente restaurata: fu costruito dai frati di Nicosia (il cui emblema è ancora ben visibile) e fu poi utilizzato dai nobili pisani come sede per le loro iniziative conviviali e di intrattenimento come testimonia il nome.
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Piazza XX settembre
Si apre all’altezza del Ponte di Mezzo e fronteggia Piazza Garibaldi posto sul lato opposto del fiume.
Al lato sinistro di Piazza XX settembre (tenendo le spalle alle Logge di Banchi) si trova Palazzo Gambacorti (sede del Comune): bell’edificio del gotico pisano che sfoggia un doppio ordine di bifore e iscrizioni e stemmi che arricchiscono la facciata.
L’edificio è oggi sede del comune, per questo la piazza è nota dai pisani come piazza del comune.
Dall’atrio sulla piazza si accede al cortile interno che presenta colonne con capitelli del XV secolo e mura decorate con stemmi delle magistrature.
Sul lato sinistro si staglia invece la torre con l’orologio del Palazzo Pretorio dove oggi ha sede la biblioteca comunale.
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Via San Martino
Via san Martino segue il tracciato dell’antica via romana verso Firenze ed era nel Medioevo la via principale del quartiere Kinzica popolato da mercanti (arabi, turchi ed ebrei).
Oggi è una bella strada del centro storico sulla quale si affacciano ristoranti, pub, locali e palazzi “storici”: la casa torre Palazzo Cevoli (n. 108), Palazzo Frachetti, oggi sede del Consorzio di Bonifica dei Fiumi e dei Fossi, progettato su disegno di Bartolomeo Ammannati impreziosito, all’interno di allegorie disegnate da Agostino Ghirlanda.
All’altezza di casa Tizzoni è stata collocata una statua romana dedica a Kinzica de Sismondi.
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Piazza Vittorio Emanuele II
Dedicata al primo re d’Italia, la cui gigantesca statua (1890) campeggia nell’aiuola centrale, la piazza è un importante snodo per il traffico cittadino.
Sono ancora ben visibili i cantieri del parcheggio sotterraneo (già operativo ma non ancora ultimato) la cui realizzazione in atto da sei anni ha sollevato una serie di polemiche in città.
Su Piazza Vittorio Emanuele II si affacciano (dalla parte della Stazione Centrale) due edifici di stile neo-gotico realizzati nel primo ‘900: il palazzo delle Poste e quello della Provincia. Hanno entrambi un curioso andamento ricurvo per affacciarsi sulla Piazza che ha una forma ellittica.
]]>In questa strada si conserva il maggior numero di case-torri medievali cittadine, abitazioni civili che si sviluppavano in altezza e che erano molto diffuse a Pisa durante il Medioevo. Nel 1159 il rabbino Benjamin di Jona da Tuleda ne avrebbe contate quasi diecimila. Molto ben conservata è la casa-torre all’angolo con Via Volta, con polifore e decorazioni in marmo. Durante l’epoca medicea e lorenese si aggiunsero molte dimore gentilizie, come testimoniano i palazzi cinque-settecenteschi che si affacciano su Via Santa Maria, tra i quali Palazzo Quaratesi (n.25), significativo esempio di architettura manieristica pisana su progetto di Pietro Francavilla, Palazzo Boileau (n.85), già noto come Palazzo dello Stellino, realizzato da Raffaele Pagni e oggi sede della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, il Palazzo dell’ex Collegio Ferdinando (n.102) con portale di Raffaele Pagni (1593).
Al n. 24 si trova la casa natale del fisico Antonio Pacinotti (1841-1912) e al n. 26 la Domus Galileiana (n.26), istituita nel 1942 come centro studi galileiani, che ospita documenti dello scienziato pisano Galileo Galilei (1564-1642) e una ricca biblioteca scientifica. Ai due lati estremi di Via Santa Maria si affacciano rispettivamente la Chiesa romanica di San Nicola (lato fiume) e la quattrocentesca Chiesa di San Giorgio degli Innocenti (lato Piazza Duomo), edificata sulla precedente Chiesa di San Giorgio dei Tedeschi (1330), così chiamata in memoria dei soldati tedeschi deceduti insieme ai pisani nella battaglia di Montecatini (1315). L’annesso ex ospizio dei Trovatelli (n.108) è uno dei pochi edifici pisani quattrocenteschi in stile fiorentino.
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Piazza delle Vettovaglie
La traversa di Borgo stretto via delle Colonne conduce a questa piazza, caratterizzata da un portico cinquecentesco su colonne che corre lungo i quattro lati e che è stato edificato per volontà dell’Opera del Duomo.
Anticamente era nota come Piazza del Grano o dei Porci in quanto era sede del mercato. Anche se periodicamente la piazza ospita bancarelle alimentari o di altro genere, soprattutto nelle ore serali, Piazza delle Vettovaglie è oggi uno dei luoghi più frequentati da giovani, studenti e dagli stessi pisani che affollano i numerosi locali attigui.
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Sempre in Piazza dei Cavalieri davanti al Palazzo della Carovana troneggiano le statue di Cosimo I e la Fontana del Gobbo (realizzate da Pietro Francavilla nel 1596). A sinistra del Palazzo della Carovana è situato il Palazzo dell’Orologio. Progettato dal Vasari unisce con un arco due torri preesistenti: a sinistra quella delle Sette vie e a destra la Torre della Muda (dove le aquile, simbolo di Pisa, cambiavano le penne). È quest’ultima la Torre della fame immortalata da Dante nel 33° Canto dell’Inferno e nella quale il Conte Ugolino consumò il “fiero pasto” dopo essere stato imprigionato con figli e nipoti e condannato a morte per fame (1289) in quanto colpevole di alto tradimento. L’orologio che dà il nome all’edificio era in origine collocato nel campanile della Chiesa di Santo Stefano.
Di fronte al Palazzo della Carovana, si trovano a sinistra il grande Palazzo della Canonica, il Palazzo del Consiglio dei Dodici, sede dell’organo di governo dei Cavalieri di Santo Stefano ed edificato sulla base del progetto di Vasari del 1566. In Piazza dei Cavalieri si affacciano anche nel tratto compreso tra via Curtatone Montanara e via Corsica, il bell’edificio del Collegio Puteano, dal nome dell’arcivescovo dal Pozzo che nel 1605 lo trasformò in collegio per gli studenti piemontesi e, accanto a questo la chiesa di San Rocco, costruita sulla chiesa medievale di San Sisto che conserva una paale di Giovanni Paolo Sogliani (XVI secolo).
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Piazza Dante Alighieri
Posta dietro il Palazzo della Sapienza, Piazza Dante fu creata nel XIV secolo. In origine si trattava di una piazza dedicata al commercio (era nota come Piazza del grano): era dotata di portici, aveva un pavimento a mattoni e ospitava una ventina di botteghe artigiane.
Nel XV secolo, all’epoca di Lorenzo il Magnifico che trasferì in questa zona l’ateneo, Piazza Dante Alighieri fu “stravolta” per la creazione del palazzo dell’Università, e il luogo adibito ai traffici commerciali divenne Piazza delle Vettovaglie.
La piazza si trova in una zona “caratteristica” di Pisa frequentata da studenti che tra una lezione e l’altra si riposano sedendo sulle panchine o sdraiandosi sul prato.
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Statua di Ferdinando I in piazza Carrara
Già Piazza San Nicola (a sinistra della piazza si profila infatti il retro dell’omonima chiesa) è uno “spazio” irregolare dove troneggia la statua di Ferdinando I eseguita da Pietro Francavilla su disegno del Giambologna e che originariamente si trovava a ridosso delle spallette dell’Arno.
Con l’eccezione dell’area attigua alla statua, Piazza Carrara è oggi adibita a parcheggio a pagamento.
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Piazza della Pera
Entrando in Via San Martino da Corso Italia, dopo poche decine di metri si trova sul marciapiede destro una grossa pietra rotondeggiante a forma di pera: si tratta probabilmente dei resti di un monumento funerario di origine etrusca che fu collocato in epoca romana su un cippo all’angolo di via San Martino.
Alla “pera” in pietra si devono il nome di via della Pera, che in quel punto fa angolo con Via San Martino, e quello della Piazza adiacente, comunemente nota come Piazza della Pera sebbene il suo nome ufficiale sia Piazza Chiara Gambacorti: dall’omonima santa pisana nata nel potente casato mercantile dei Gambacorti che fondò a Pisa nel Trecento il primo monastero domenicano.
Posta tra Corso Italia e Via San Martino, Piazza Chiara Gambacorti è una piacevole piazza rettangolare sulla quale si affacciano edifici dalle facciate variopinte: alcuni bei fabbricati di epoca ottocentesca, altri di più umile fattura, il retro di una casa torre in laterizio Tre-Quattrocentesca.
Decorata con alberi e panchine, la piazza è animata da botteghe e ristoranti che vi si affacciano ed è un punto di ritrovo sociale spesso utilizzato anche per manifestazioni cittadine.
L’aspetto che ha oggi Piazza Gambacorti è frutto del recupero urbano voluto dal Comune negli anni Novanta per risanare l’area che versava in stato di degrado dopo il grave crollo di una parte di edifici, causato da una tragica fuga di gas nel 1981.
La storia di Piazza della Pera non è oggi visibile a occhio nudo: sull’area sorgeva infatti la Chiesa romanica di San Lorenzo in Chinzica, con annesso cimitero, attestata sin dal 1127. Fondata da una famiglia pisana e sempre appartenuta a casate nobiliari pisane (tra le quali anche i Gambacorti), la Chiesa fu profanata e sconsacrata nel 1784. Adibita a bottega di maniscalco e poi a scuderia di cavalli, subì nel tempo parziali crolli e furti finché i resti della Chiesa furono demoliti negli anni Trenta del Novecento per costruirvi un mercato di verdure con pensilina.
Importanti indagini archeologiche, condotte nel 2004-2005 dal Dipartimento di Scienze Archeologiche dell’Università di Pisa, hanno consentito di individuare le diverse stratificazioni dell’area dell’attuale Piazza Gambacorti dal XII Secolo a oggi ed hanno fornito preziose conoscenze storiche e antropologiche.
]]>Lungo Corso Italia sono presenti molti negozi di celebri marchi commerciali italiani e stranieri. Favorita dalla zona pedonale e dalla collocazione centrale è una strada frequentatissima dalle prime ore del mattino fino alla tarda serata.
Nei giorni festivi e nel sabato Corso Italia è letteralmente presa d’assalto da ragazzi e adolescenti che si riversano sulla strada e si divertono facendo le “vasche”, ovvero passeggiando avanti e indietro senza meta.
All’altezza della Chiesa di santa Maria del Carmine, campeggia la statua di Nicola Pisano, e su Corso Italia si affacciano anche il seicentesco Palazzo Simoneschi (n.59), palazzo Gambacorta (n.58) e la trecentesca Chiesa di san Domenico rifatta nel XVIII e recentemente restaurata.
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Piazza Martiri della Libertà
Piazza Martiri della Libertà è una delle piazze più grandi del centro storico. Ricca di verde è dominata da una grande statua: il Monumento al Granduca Pietro Leopoldo (1833 opera di Luigi Pampaloni). Pietro Leopoldo fu uno dei più fulgidi esempi di “Sovrano Illuminato” soprattutto come Granduca di Toscana dal 1765 al 1790 (cancellò le corporazioni medioevali e avviò una riforma del sistema fiscale) e poi quando divenne Imperatore (1790-92) alla morte del fratello Giuseppe II.
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La caratteristica principale della piazza è il bacino d’acqua tutt’ora visibile, chiamato Porto delle Gondole: era il capolinea della fitta rete di canali che percorreva la pianura pisana dove approdavano le barche che trasportavano merci e passeggeri fino a San Giuliano, navigando sul Canale Macinate che collegava Pisa e Ripafratta. Il canale fu fatto costruire dal Granduca Cosimo I dei Medici nel 1564-1566 ed era conosciuto anche come Fosso dei Mulini perché azionava le macine dei mulini per la lavorazione del grano e le spremitura delle olive. Illustri personaggi quali Montesquieu, Alfieri, Murat, Shelley, Bonaparte e molti reali e prelati si imbarcarono in questo punto sulle gondole, caratteristiche barche coperte che trasportavano i bagnanti fino alla stazione termale di San Giuliano.
La Piazza delle Gondole è anche il punto di arrivo dell’Acquedotto Mediceo, popolarmente detto “i Condotti”, che da Asciano portava l’acqua a Pisa e che alimentava anche la graziosa fontana incastonata nelle mura che danno sulla Piazza. L’acquedotto fu costruito dai Granduchi Ferdinando I° e Cosimo II° dei Medici tra il 1601 e il 1613 sul modello degli acquedotti romani con condotta su archi, si snodava per 6 chilometri e si mantiene tutt’oggi in buono stato di conservazione. Delimitano la piazza due antiche porte della città: il Portello e la Porta di Santa Marta, quest’ultima creata durante l’occupazione fiorentina nella metà del secolo XV per raddoppiare il passaggio dei mezzi, il cui flusso era molto aumentato.
Foto di Veronica Lorenzetti
Questa graziosa piazza oggi “traboccante” di locali era battezzata nel Medioevo come Piazza dei cavoli e aveva al tempo un accesso diretto all’Arno.
Oltre ad essere il luogo destinato al mercato ortofrutticolo, Piazza della Berlina era anche la sede cittadina della gogna pubblica per i reati minori: i criminali legati ai ceppi erano infatti qui esposti al pubblico ludibrio e alle intemperie.
Durante l’occupazione fiorentina la piazza subì sostanziose modifiche e al centro della stessa fu posta la colonna con in cima la statua dell’Abbondanza (1550) e fu costruito il loggiato posto sul lato occidentale.
Venne così chiamata Piazza dell’Abbondanza e poi, dopo l’Unità d’Italia, Piazza Cairoli, la sua “denominazione” attuale.
I pisani la chiamano ancora Piazza della Berlina.
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In prossimità di Piazza del Pozzetto c’è un tabernacolo in legno con all’interno una copia (l’originale è conservato nel museo san Matteo) della Madonna dei vetturini di Nino Pisano.
Il prolungamento di Borgo stretto, l’elegante e più ampio Borgo Largo, sulla strada si affacciano edifici di origine medioevali. Al numero 41 il Palazzo Scorzi Tober del XIV secolo conserva un pregevole portico con quadrifore gotiche.
I due “Borghi” costituiscono la principale arteria commerciale della città: su entrambi i corsi si affacciano negozi, bar e locali vari.
Lo sapevate che:
Nel palazzo Scorzi Tobler gli inviati di Papa Alessandro VII e di Luigi XIV siglarono nel 1664 l’intesa nota come il Trattato di Pisa. In base a questo il Re concedeva al pontefice Avignone e la Vaucluse (che per questo furono annessi alla Francia solo nel 1791), mentre il papa scioglieva la guardia corsa e cedeva i feudi di Castro e Ronciglione a Renuccio II Farnese in cambio di un corposa quantità di denaro. I feudi rimasero però di proprietà del pontefice: Renuccio non riuscì mai a versare l’importo richiesto (circa 650.000 scudi).
]]>Al Lungomare si arriva da Pisa percorrendo il Viale D’annunzio: una lunga strada alberata che corre seguendo l’Arno e dalla quale si scorgono i rimessaggi per le imbarcazioni posti sul fiume.
Appena giunti a Marina mentre sulla sinistra appare l’arido paesaggio una volta occupato dagli stabilimenti Motofides e oggi oggetto di lavori per la creazione del porto turistico. A sinistra però si apre uno splendido panorama: bilance da pesca (chiamate Retoni) sembrano galleggiare sull’acqua proprio dove l’Arno confluisce nel mare mentre sullo sfondo si scorgono la spiaggia e la pineta del Parco di San Rossore e in lontananza si stagliano le Alpi Apuane.
Dopo aver percorso via Maiorca si arriva al Lungomare. I circa due chilometri e mezzo (il rettilineo che va da Piazza delle Baleari al complesso Boboba posto sulla via Litoranea) offrono una spettacolare vista sul Mar Ligure: un “blu” sconfinato rotto solo dalla schiuma delle onde che si infrangono lungo le barriere.
Nelle giornate più terse si arriva a vedere l’Isola d’Elba, Capraia, la Gorgone e la Corsica. In via Tullio Crosio, verso Boccadarno (così è chiamata la foce del fiume), su un macigno è stata collocata una lastra di marmo con incisi i versi “O Marina di Pisa quando folgora il solleone”: è l’incipit de “La tenzone” (lirica contenuta nella raccolta Alcyone) poesia di Gabriele D’Annunzio assiduo frequentatore del litorale pisano (la cui atmosfera ispirò anche La pioggia del Pineto) e di Marina di Pisa in particolare
In inverno il Lungomare di Marina viene chiuso (da piazza Baleari a via Barbolani) al traffico veicolare nei pomeriggi della domenica e dei giorni festivi. In estate la chiusura è serale (dalle 19:00 circa).
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