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Musica Zen Circus


Gli Zen Circus

Gli Zen Circus (da sinistra a destra Ufo, Karim Qqru, Andrea Appino) foto di Annapaola Martin

Parte il 5 novembre dal Cage di Livorno il tour degli Zen Circus, folk-rock band di origine pisana, artefice di una musica trascinante e di liriche al vetriolo che “sputano” rabbia sulla criticabilissima Italia di oggi. Sugli scaffali dei negozi du musica è arrivato da poco il settimo album “Nati per Subire” schizzato subito in alto nella classifica italiana (al numero 31, un bel risultato per una band non mainstream e priva di un grosso airplay nel circuito radiofonico nazionale) che fa seguito a “Andate tutti affan****” (avete capito dove) acclamatissimo dalla critica nazionale indie. A parlare a LaKinzica del passato, presente e futuro degli Zen Circus è il batterista della band Karim Qqru.

Dopo un tour promozionale presso gli store FNAC, iniziate un tour italiano di una ventina di date per promuovere “Nati per subire”, un album che ha vi sta dando grosse soddifazione anche per le vendite. Che aspettative avete per il tour?
«Beh il fatto che il disco sia nella classifica ufficiale di vendite da due settimane ci fa ovviamente molto piacere e ci dà ancora più carica. L’obiettivo del tour è girare ininterrottamente per l’Italia, vedere tantissima gente ai nostri concerti, come è capitato negli ultimi due anni, suonare bene, divertirsi tanto e portare in giro un bel “live”.»

“Nati per Subire” presenta un songwriting maturo: riff corrosivi si accompagnano a ballate malinconiche, ritornelli accattivanti, elementi elettronici e a testi corrosivi/cantautorali (nel senso “buono” del termine). A mio avviso è un disco dall’appeal internazionale. Che tappa rappresenta nell’evoluzione musicale degli Zen Circus e quanto si discosta dalla produzione precedente?
«Dal punto di vista musicale è, a nostro avviso, un passo avanti rispetto al predecessore. Di elettronica c’è però solo l’uso del synth nella title track. Il disco è sicuramente più elettrico, anche se non riuciamo a staccarci completamente dal folk . Durante la registrazione di “Nati per Subire” in studio avevamo le idee chiare e tutto ha “girato” alla perfezione: dagli arrangiamenti all’esecuzione dei pezzi fino alla scelta della strumentazione. Dal punto di vista della composizione dei testi, Andrea (Appino il cantante chitarrista del gruppo, NDR) ha fatto un gran bel lavoro, soprattutto nella parte che riguarda le metriche del cantato sulla canzone.»

Avete in programma anche date all’estero come è capitato per i tour precedenti?
«Per ora il tour di “Nati per subire” si svolgerà solo in Italia, ma non è detto che nel 2012 non si esca fuori dai confini.»

Oltre alle tracce dell’ultimo album, quali brani inserirete in scaletta? Suonerete anche alcune delle canzoni con le liriche in inglese?
«Nella scaletta sono inseriti i pezzi di “Nati per subire”, quelli più noti degli album precedenti e anche un paio di vecchie tracce in inglese

Riguardo ai testi: dopo i primi album in inglese, avete cominiciato a inserire in abbondanza tracce in italiano da “Villa Inferno” per poi “italianizzarvi” completamente. Alcuni critici hanno bollato questa scelta come commerciale (anche se è da dimostrare che un artista che canta in italiano abbia all’estero più appeal di uno che canta in inglese…). Quali sono le ragioni che vi hanno portato a cantare in
italiano?
« Abbiamo cominciato a inserire brani in italiano prima di “Villa Inferno”: nell’album “Life and Opinions of Nello Scarpellini, Gentleman” del 2005 più di un terzo delle tracce era nella nostra lingua. L’evoluzione è stata spontanea.  Con il tempo abbiamo cominciato a renderci conto che dal punto di vista compositivo era più naturale scrivere nella nostra lingua e con “Andate tutti affan****” abbiamo deciso di abbracciare in toto italiano. È un discorso di comunicazione. Fare un disco con i contenuti di “Andate tutti affan****” e “Nati per subire” in inglese non avrebbe avuto alcun senso. Sono album che descrivono l’Italia ed i suoi abitanti!»

Pixies, Violent Femmes, Nirvana, Talking Heads, Velvet Underground sono alcune delle coordinate musicali rintracciabili nel vostro songwriting che pesca dal rock, dal folk e da certo punk. Voi come definireste la vostra musica?
«Facile. Credo che la definizione più calzante per la musica che facciamo sia “Folk-Punk-Rock”.»

Le vostre liriche sono critiche nei confronti del qualunquismo, del consumismo, delle speculazioni finanziarie e della decadenza morale del nostro Paese ma anche poetiche quando narrate delle storie formidabili su perdenenti, emarginati. Da dove viene la vostra rabbia e come nasce questa doppia anima degli Zen Circus?
«È chiaro che non abbiamo la verità in tasca e non ci innalziamo certo dalla massa puntando il dito per condannare chicchessia. Nemmeno noi siamo esenti dai vizi che descriviamo e critichiamo nei nostri dischi. “Acquarelliamo” quello che vediamo, descriviamo la vita intorno a noi. In “Nati per subire” raccontiano anche storie, piccoli particolari di vite non vissute ma subite senza aver avuto l’oppurtunità di scriverne una sola riga.»

Che ne è della collaborazione con Brian Ritchie (bassista dei Violent Femmes che ha inciso con gli Zen Circus Villa Inferno)? Lavorerete ancora insieme?
«Brian è un amico e lo sentiamo almeno una volta ogni due mesi. È probabile che capiti ancora l’occasione di lavorare insieme sia live sia in studio.»

Come nasce un pezzo degli Zen Circus? Qualcuno arriva con delle idee su un pezzo e le modificate ed  elaborate in sala prove?
«Appino arriva in sala prove con tre\quattro accordi ed un abbozzo di testo. Da questa base cominciamo a lavorare tutti e tre insieme, costruendo la canzone. Prima di entrare in studio rileggiamo i testi e, se c’è qualcosa da cambiare lo facciamo, ma si tratta perlopiù di piccole modifiche che non vanno a cambiare il messaggio della lirica.»

Che cosa c’è nella vostra playlist oggi e quali sono i vostri idoli musicali?
«Gruppi e musicisti che ci hanno cambiato la vita: Ramones, Black Flag, Nirvana, Sonic Youth, Stooges, Cramps, Johnny Thunders, Nick Cave, Joy Division, John Coltrane, Frank Zappa, Violent Femmes, Fugazi, Minutemen, Husker Du, Beat Happening, Pavement, Dead Boys, Ike & Tina Turner, Robert Johnson, De Andrè…Io e Ufo (il bassista, NDR) pur essendo degli ascoltatori onnivori, siamo cresciuti più con il punk e post-punk, Appino con l’indie rock americano. Ultimamente tutti e tre abbiamo ascoltato allo sfinimento “Wow” dei Verdena. Io e Appino ci siamo “flippati” su Nick Cave: io mi sono appassionato a quello del periodo dei Birthday Party, Andrea a quello dei Bad seeds.»

Dopo questa tranche di date che cosa c’è nel futuro degli Zen Circus?
«Altre date, se il furgone regge.»
Zen Circus – 5 novembre (ore 22:00) Cage Theatre Livorno

Biglietto 10 euro (la biglietteria apre alle 21.30)

Band di spalla Fast Animals & Slow Kids

Per informazioni
The Cage Theatre via d(el Vecchio Lazzeretto, 20 Livorno)
e-mail info@thecagetheatre.it
web www.thecagetheatre.it

Zen Circus
www.zencircus.it
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