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Un (ex) Guns n’ Roses sotto la Torre


di Costantino Andruzzi

Gilby Clarke

Gilby Clarke - Chitarrista dei Guns n' Roses a metà degli anni '90

Il Tour acustico di Gilby Clarke, eclettico chitarrista membro dei Guns n’ Roses nella prima metà degli anni ’90 fa tappa a Pisa e precisamente al Borderline Club. Abbiamo incrociato Gilby e questo è quello che ci ha raccontato. Buona lettura!

Ciao Gilby, e benvenuto in Italia! Quante volte hai suonato qui da noi nella tua carriera e sei mai stato a Pisa prima d’ora?
«No, questa è la prima volta che suono a Pisa, ma sono già stato in Italia con i Guns n’ Roses, con Slash’s Snakepit e con la mia band».

Come sta andando questo tuo tour acustico?
«Le date sono molto alterne, suono due settimane di fila e poi faccio una pausa di 20 giorni… Il riscontro che sto ottenendo è positivo. È da molto tempo che faccio questo mestiere, e se lo facessi male, penso che sarei disoccupato, no?».

Questo tour è completamente acustico, quindi sarai solo sul palco?
«Ebbene sì, sarò solo soletto!».

Hai iniziato a suonare la chitarra (e altri strumenti) fin da piccolo. Qual è stata la scintilla che ha alimentato la tua passione per la musica?
«Da ragazzo ho sempre nutrito un forte interesse per la musica. Ho cominciato a suonare e a fare piccoli concerti con il mio gruppo ai tempi della scuola. Le cose andavano piuttosto bene, ma il mio rendimento scolastico iniziò a peggiorare… perciò decisi che era decisamente meglio concentrarmi sulla musica. La gavetta è stata dura e lunga, ma alla fine sono riuscito ad ottenere ciò che volevo».

Agli esordi suonavi nei Candy, poi, sul finire degli anni Ottanta, hai formato il tuo primo gruppo “serio”, i Kill for Thrills. Cosa ricordi di quel periodo e quali erano le principali differenze tra le due band?
«Suonare nei Candy era come suonare con dei fratelli. Avevamo un sacco di entusiasmo ed energia giovanile, guardavamo al futuro con grande sfrontatezza. I Kill for Thrills, invece, furono la prima band che sentii veramente mia, con la quale non desideravo altro che fare dischi e andare in tour, per realizzare i miei sogni».

Poi sei entrato nei Guns n’ Roses, il gruppo più famoso e di maggior successo nella tua carriera. Raccontaci brevemente di quell’esperienza, durata dal 1991 al 1994.
«Slash mi chiamò, dicendomi che Izzy Stradlin’ aveva lasciato il gruppo e che i Guns n’ Roses avevano bisogno di un chitarrista. Li raggiunsi, feci un provino e fui assunto. Una settimana dopo ero in tour con loro, girammo tutto il mondo per due anni. Tutto era successo così rapidamente, quasi non ebbi il tempo di accorgermene. Fu come un sogno. Suonavo in una grande band che suonava grande musica…».

Una curiosità: cosa pensi di Chinese Democracy, l’ultimo album dei Guns n’ Roses, pubblicato nel 2008?
«Credo che sia un buon disco, creativo e originale al punto giusto. Probabilmente però lo acquisterei solo perché sulla copertina appare il nome dei Guns n’ Roses».

In seguito hai suonato con Slash’s Snakepit, Col. Parker, Nancy Sinatra e Rock Star Supernova…
«Esatto. Dopo i Guns n’ Roses volevo trovare una nuova band e, in ciascuno di quei progetti che hai citato, pensavo di averla trovata. Quello inciso con Slash’s Snakepit era praticamente il nuovo album dei Guns dell’epoca, scartato perché ad Axl Rose non piacevano i pezzi. Col. Parker era una jam band con cui cercavamo di proporre qualcosa di nuovo. Rock Star Supernova doveva essere una grande collaborazione tra artisti di talento, ma alla fine non tutti (il gruppo annoverava anche Jason Newsted, ex-Metallica, e Tommy Lee dei Motley Crue, NDR) ci misero lo stesso impegno. Mi piacciono tutti i dischi fatti con quei gruppi, ma, alla fine, ho capito la ragione per cui tali progetti non hanno avuto lunga vita».

Parliamo adesso della tua carriera solista, iniziata nel 1994 con Pawnshop Guitars, divenuto a sorpresa disco d’oro in Argentina.
«Ho sempre portato avanti la mia carriera solistica in parallelo all’esperienza nelle band. Mi piace suonare in un gruppo vero e proprio, ma quando ciò non si verifica, devo poter liberare la mia creatività. I miei lavori e i tour da solista mi consentono di esprimermi come meglio credo».

Stai lavorando a del nuovo materiale?
«Sì, sono al lavoro su un nuovo album. Ho già registrato sei pezzi».

Nel 2005 ti sei unito ai mitici MC5 in occasione della loro tournée europea. Com’è andata?
«È stato fantastico! Suonerò di nuovo dal vivo con loro nel prossimo luglio. La musica degli MC5 è l’ideale per un chitarrista. È il genere che prediligo e suonarlo è divertimento allo stato puro».

Nel 1991 hai anche preso parte al videoclip del singolo di Michael Jackson, “Give In to me”. Ci racconti com’è andata?
«Slash mi invitò a suonare con Michael Jackson per quel video. Michael si dimostrò gentile, ma molto infantile nel dialogo con me. Peccato. È veramente dura comunicare con le grandi star: ascoltano solo quello che vogliono sentirsi dire e, se le infastidisci dicendo loro quello che pensi, sei spacciato e ti chiudono la porta in faccia».

Quali sono i gruppi che ti piacciono di più al momento?
«Così, su due piedi, direi The Black Keys e The Stokes».

Le tue principali fonti di ispirazione, sia come chitarrista che come cantante?
«Tra i miei chitarristi preferiti metto senz’altro Jimmy Page e Keith Richards, mentre come cantanti amo particolarmente Rod Stewart e Robin Zander».

L’anno prossimo compi 50 anni, Gilby. Come ti vedi da “vecchio”?
«Soprattutto l’anno prossimo mia figlia si iscrive all’università. Per il resto, la mia vita non cambierà molto. Continuerò a guadagnarmi la pagnotta come musicista e magari potrò dedicarmi di più alla mia Harley-Davidson d’epoca».

Grazie per la disponibilità, Gilby.
«Grazie a voi. Spero di divertirmi parecchio a Pisa, nelle altre date italiane e di macinare ancora parecchi chilometri a suon di rock and roll!».

 

Gilby Clarke suonerà al Borderline sabato 21 maggio (aprono gli italianissimi J27): l’inizio del concerto è previsto per le ore 23:00, il prezzo del biglietto è di 18 euro.

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