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Un dolce ricordo


Antonio Tabucchi (Pisa 1943 - Lisbona 2012)

Antonio Tabucchi (Pisa 1943 - Lisbona 2012)

di Elena Di Stefano

Antonio Tabucchi ci ha lasciati la mattina del 25 Marzo, vinto da un tumore. I funerali si terranno a Lisbona giovedì 29 marzo e  il 2 aprile la Fondazione Fernando Pessoa renderà omaggio a Antonio Tabucchi con una maratona di lettura integrale del suo romanzo «Requiem».

Ormai da tempo riconosciuto come uno dei maggiori scrittori italiani contemporanei, Antonio Tabucchi è rimasto per molti l’amico di sempre, intatto nella sua schiettezza attraverso l’accumularsi degli anni e del successo.

Nato a Pisa nel 1943, ha vissuto a lungo nella sua Vecchiano, dove è cresciuta la sua famiglia: la moglie Maria Josè e i due figli, Michele e Teresa. Nell’accogliente casa di Via Magagna Antonio e la Zé amavano riunirsi con gli amici ai quali Antonio leggeva spesso stralci delle sue prime opere, mentre i figli scappavano a giocare tra le strade e le campagne di Vecchiano, in quella che era l’alba di un grande successo letterario. Poi sono venuti gli anni a Firenze, quindi la vita intensa di viaggi e scrittura, tra Parigi e Lisbona, città natale della moglie Zé e città adottiva di Antonio sin dagli studi giovanili.
Docente universitario di letteratura portoghese (prima a Genova poi a Siena), Tabucchi è stato uno dei maggiori conoscitori e divulgatori dell’opera dello scrittore e poeta portoghese Fernando Pessoa. La sua attività di scrittore è iniziata negli anni Settanta, con il primo romanzo «Piazza d’Italia» (Bompiani, 1975) al quale seguirono le raccolte di racconti «Il gioco del rovescio» (Il Saggiatore, 1981) e «Piccoli equivoci senza importanza» (Feltrinelli, 1985). Il grande successo arriva negli anni Novanta con i romanzi «Requiem» (Feltrinelli, 1992) e «Sostiene Pereira» (Feltrinelli, 1994), con cui vince il premio Campiello e dal quale Roberto Faenza trae l’omonimo film interpretato da un toccante Marcello Mastroianni. Seguono altri romanzi, scritti di poetica, articoli e pamphlet, fino all’ultima opera del 2011: «Racconti con figure» (Sellerio).

I libri di Tabucchi sono tradotti in quaranta lingue, alcuni sono stati portati sullo schermo e sulle scene da registi italiani e stranieri (Roberto Faenza, Giorgio Strehler, Alain Corneau, Alain Tanner, Fernando Lopes, tra gli altri). Uomo e scrittore dall’indomabile passione civile, Tabucchi ha collaborato con quotidiani e riviste italiani e stranieri (Corriere della Sera, Unità, Il manifesto, Il Fatto Quotidiano, Le Monde, El Paìs, Diario de Noticias, La Jornada, Allegemein Zeitung…), arricchendo la discussione letteraria e l’analisi della nostra contemporaneità, senza mai sottrarsi al confronto più sincero e suscitando discussioni spesso scomode e dal forte impatto politico e civile.

Insignito di numerosi premi in tutto il mondo (Italia, Francia, Grecia, Germania, Austria, Spagna), è stato nominato «Chevalier des Arts et des Lettres» dalla Repubblica francese, gli è stato conferito l’Ordine Do Infante Dom Herique dal Governo Portoghese ed è stato proposto dal 2000 dal PEN Club italiano all’Accademia di Svezia quale candidato italiano per il Nobel di letteratura.

Come dimenticare le sue grandi arrabbiature e le sue contagiose risate? Entrambe forti, dirette, chiare, integre, vere: come è stato lui fino alla fine. Un intellettuale indipendente, libero da condizionamenti, combattivo e poeta. Oltre al ricordo di quanti lo hanno conosciuto, di Antonio Tabucchi rimane l’opera.

«Suppongo che non avremo più occasione di vederci secondo le sembianze sotto le quali ci siamo conosciuti […]. Le auguro buon viaggio».
«Buon viaggio anche a lei», risposi.
(«Notturno indiano», Sellerio Editore, pag. 43)

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