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Suonala Strana


di Costantino Andruzzi

Strana Officina

La Strana Officina

Nonostante abbia prodotto solo due studio-album e si sia sciolta per un decennio (dal 1995 al 2006) la Strana Officina rapprenta per il movimento del rock duro italiano quello che gli Scorpions rappresentano per la musica “hard” tedesca. Sono i pionieri, i primi che nel nostro Paese hanno introdotto con stile e passione certe sonorità battezzate agli esordi da ispirati testi in italiano. Nel luglio 1993 una tragedia ha rischiato di spazzar via la band: in un tragico incidente stradale perdono la vita i due fratelli Cappanera (il chitarrista Fabio e il batterista Roberto). La band si scioglie ma rimane indelebile nel cuore dei fan. Nel 2006 il gruppo si riunisce con Dario Cappanera (nipote dei fratelli Cappanera) alla chitarra e Rolando Cappanera (figlio di Roberto) alla batteria. La band pubblica un nuovo disco nel 2010 (Rising to the Call) e per la Strana Officina inizia una nuova era accompagnata dall’affetto di un pubblico sempre più eterogeneo. In occasione della serata del 2 luglio “Tossic and Friends for Stefano” a san Giuliano Terme, alcuni membri della Strana Officina saliranno sul palco. È l’occasione per scambiare quattro chiacchiere con il loquace Rolando Cappanera (batterista del gruppo).

Come è nata l’idea di “Tossic and Friends for Stefano”? Vuoi presentarla ai nostri lettori?

«Non ne conosco i dettagli perché i promotori sono i ragazzi dei Tossic felici di organizzare una serata con amici musicisti e compagni sul palco e nella vita di Stefano. Io sono stato contattato da loro come ospite e in rappresentanza della Strana Officina. Con me ci sarà anche Bud (cantante della band ndr). Quando mi hanno chiamato non c’è stato bisogno di convincermi: la serata in onore e ricordo di Stefano è per noi un’eccellente occasione per far sentire ancora la sua presenza tra noi a un anno dalla sua prematura scomparsa».

È trascorso un anno e mezzo dalla pubblicazione di Rising to the Call, il primo album di inediti (a parte due brani) targato Strana Officina dopo oltre 20 anni. che cosa avete fatto in ultimi 15 mesi?

«È stato un periodo ricco di impegni. Abbiamo iniziato con il concerto all’Italian Gods of Metal, dove abbiamo presentato l’album. Poi abbiamo promosso il disco in giro per l’Italia, riscontrando che l’affetto del pubblico verso la band è sempre solido e sincero. Adesso abbiamo in programma alcuni concerti: il 10 luglio al Metal Valley Open Air, il 14 agosto in Umbria,  il 17 settembre a Teramo e per finire una data in Toscana alla fine dell’estate. Dopo ci prenderemo una lunga pausa e valuteremo le prossime mosse».

Come mai Enzo Mascolo ha suonato solo su due brani e avete chiamato Mattia Bigi (Extrema) come bassista su tutte le altre tracce?

«Enzo è tutt’ora molto impegnato con il suo lavoro e abbiamo difficoltà anche ad averlo per le prove. Quando abbiamo iniziato le registrazioni dell’album dovevamo lavorare a ritmi elevati sapendo di non avere molto tempo a disposizione. Dopo essersi reso conto che per lui era una “missione impossibile”, Enzo è stato il primo a proporre qualcuno adatto per questo compito. Mattia era la persona giusta: è da sempre fan della Strana e un amico fraterno, oltre che un grande professionista».

Come nasce un disco della Strana Officina? Parlaci brevemente del vostro processo di composizione-registrazione-produzione dei brani.

«Dire “di solito” non è appropriato, per adesso abbiamo pubblicato un solo album di inediti… In questo caso abbiamo svolto molto lavoro separatamente a causa dei diversi impegni dei membri del gruppo. Spesso io e Dario abbiamo lavorato insieme, talvolta Dario mi “lasciava” delle idee che io elaboravo registrando la batteria e occupandomi dell’arrangiamento. Poi il risultato veniva girato a Bud che si occupava delle linee vocali. Per i testi ci siamo affidati a James Hogg  già autore di molti brani in inglese del vecchio repertorio. Abbiamo poi iniziato le registrazioni partendo dalla batteria, poi il basso, mentre le chitarre e la voce sono state registrate negli stessi giorni. La parte del mix è stata poi affidata completamente a Gherardo Monti. In quest’ultima fase non abbiamo partecipato, ma abbiamo solamente dato a Gherardo delle indicazioni di riferimento».

Rising to the Call è un lavoro molto conciso, di soli 37 minuti. C’è un motivo particolare per la sua breve durata?

«Sinceramente non sapevo che fosse così breve, ah ah… Però è intenso! Non c’è un motivo preciso, è quello che siamo riusciti a scrivere e di cui eravamo pienamente soddisfatti. Non abbiamo pensato alla durata del disco, ma a soddisfare noi stessi e i fan con un prodotto che non avrebbe deluso il pubblico né il gruppo».

Quasi tutti i membri della Strana Officina sono coinvolti in altri progetti paralleli. Vuoi illustrarceli e aggiornarci sullo status di ciascuno di essi?

«Bud è impegnato da tempo con la Bud Tribe assieme al fratello e sempre con lui e il figlio Bryan alla batteria ha fondato gli Ancillotti. Sono due ottime band. Dario ha fondato i Rebel Devil, una sorta di rivisitazione dei Cappanera. Io attualmente sto suonando con gli Octopus, trio hard rock/funk fondato da Marco Castellani ex-bassista di Le Vibrazioni. Poi ho un’altra band per adesso in stand-by, The Sweat, e molte altre cose in cantiere».

Che puoi dirci di Cuore Blues Rock’n’Roll, il recente lavoro sotto il moniker Cappanera, nel quale i pezzi scritti e pre-prodotti vent’anni fa da Fabio sono stati completati e in parte riregistrati da una formazione all-star e da una serie di illustri ospiti?

«È un album del quale mi sono occupato quasi totalmente, coordinandomi con Andrea, il figlio di Fabio, e con Dario. È un album fantastico, con moltissimi ospiti (Morby, Andrea Castelli, Johnny Salani, Ruggero Zanolini, Matteo Miliani, Mimmo Mollica, Luigi Domenici, Andrea Cappanera e Dario Cappanera), musicisti più o meno noti e amici di vecchia data. La batteria è stata registrata da me sulla base delle linee esistenti dal 1992. Si tratta di un album con una vena rock blues molto marcata e con una ricerca verso una musica più matura e di ampio respiro, in piena sintonia con lo spirito di divertimento che contraddistingueva il modo di fare musica di Fabio e Roberto».

Come è cambiato il mondo della musica, a livello tanto artistico quanto commerciale, nell’era della Rete, del P2P e dei social network? E quanto sono importanti per voi questi media?

«A livello artistico ci sono molte più band che possono farsi notare, ma questo non è detto che significhi qualità. Il fatto più rilevante è che ora tramite Internet è facilissimo entrare in contatto con gli addetti ai lavori, cercare contratti o organizzare concerti. Rispetto agli anni Novanta, è un passo da gigante se si pensa che, all’epoca per promuovere le nostre band io e Dario spedivamo lettere e cassette audio in giro per l’Europa senza neanche avere la certezza che il materiale sarebbe arrivato in mano del diretto interessato».

Quali sono i vostri idoli musicali e le vostre influenze principali di sempre?

«Siamo accomunati dalla passione per Ozzy Osbourne e per i musicisti che in tutti questi anni lo hanno accompagnato sin dal periodo dei Black Sabbath. Poi ognuno di noi ha le sue preferenze. Il Bud rimane attaccato alle band della vecchia guardia, mentre io e Dario esploriamo il mondo della musica. Io per esempio ascolto di tutto e tutti i generi musicali».

Altri interessi, a parte la musica?

«Niente di particolare, se escludiamo la musica e il lavoro (per me sono la stessa cosa, fortunatamente), il tempo che rimane a disposizione non è molto. Quando riesco, mi dedico allo sport (ginnastica pugilistica, corsa) oppure aiuto un amico in un’azienda agricola tagliando alberi nel bosco».

Siete sempre stata una live band. Cosa cambia nel vostro approccio musicale passando dallo studio di registrazione al palco?

«Le emozioni sono diverse. Sul palco hai il supporto del pubblico, quindi l’energia si respira nell’aria. Inoltre, durante i concerti puoi apportare piccole modifiche alle partiture con un minimo di improvvisazione. In studio spesso non suoniamo neanche in contemporanea e quindi ognuno è impegnato solo su quello che sta eseguendo, cercando di farlo bene e senza sbavature».

I tuoi ascolti del momento, sia italiani sia “stranieri”?

«Cuore Blues Rock’n’Roll dei Cappanera, la colonna sonora di Forrest Gump e la discografia di Ozzy fino al 1996».

Quanto è difficile fare musica nel nostro Paese, e perché, a tuo avviso?

«Il rock in Italia non è una musica riconosciuta a livello nazionale come negli Stati Uniti, dove ascoltano di tutto da Prince ai Lynyrd Skynyrd e i ragazzi, sin da bambini, sanno che cosa sia il rock. In Italia la parola “rock” è una moda e gli artisti italiani sono tutti esponenti del rock: ci sono batteristi che montano sul palco la doppia cassa neanche fossero Mikkey Dee dei Motörhead o chitarristi con i polsini neri in stile Kirk Hammett, che poi ci ammorbano con le loro canzoncine pop. Perché spacciarsi per una rock band se non lo si è? Il pubblico vi apprezza comunque per quello che siete. Insomma la musica in Italia è un business e basta. Non interessa a nessuno se fai canzoni belle o brutte, interessa solo se fai girare i soldi, quindi avanti tutta con i talent show e i bei ragazzi che fanno impazzire le quattordicenni».

Sono passati ormai 18 anni dalla scomparsa dei fratelli Cappanera, i fondatori del gruppo. Quale eredità vi hanno lasciato, sia sul piano artistico sia, soprattutto, su quello umano?

«Ci hanno lasciato la band hard’n’heavy più amata in Italia e la voglia di fare musica senza interessi di business. Basta ascoltare il loro ultimo lavoro (Cuore Blues Rock’n’Roll), per capire l’enorme differenza tra la musica che oggi è trasmessa dalle radio e quella che punta dritta al cuore».

A quando un nuovo disco della Strana Officina?

«Non lo sappiamo quando inizieremo a lavorare a un nuovo disco. Per adesso finiamo il tour, poi ci prendiamo una pausa per dare spazio al resto dei nostri progetti».

A breve uscirà Officina dei Sogni – Il tributo alla Strana, a cui prenderanno parte altre due storiche band del metal italiano, quali Dark Quarterer e Sabotage. Avete ascoltato qualcosa? Non vi fa un certo effetto essere considerati una band meritevole di un tributo?

«La Strana Officina necessiterebbe di una visibilità maggiore anche oltre i soliti canali prettamente “heavy”. Non ho avuto modo di ascoltare niente, conosco molte delle band che parteciperanno e sono stato messo ovviamente al corrente di tutti dettagli dai due creatori del progetto. In realtà, il tributo è confinato all’interno della Toscana ma sarebbe bello in futuro allargarlo anche al resto dell’Italia. Senza dubbio è il segno che Fabio e Roberto sono rimasti nel cuore della gente e anche in quello dei loro colleghi musicisti».

Grazie per la disponibilità. L’appuntamento è per la serata del 2 luglio!

«Spero di vedere un sacco di gente sabato in ricordo di una persona eccezionale come Stefano. Poter vedere sul palco membri di Extrema, Eldritch, Strana Officina suonare il repertorio singolare dei mitici Tossic sarà una cosa unica e irripetibile!».

Rolando Cappanera e Bud Ancillotti parteciperanno al concerto tributo “Tossic & Friends for Stefano” del festival Genetic Parade: 2 luglio impianti sportivi di San Giuliano Terme. Ingresso gratuito ora di inizio dello spettacolo 21:30.

 

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