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La scelta della Divisione Acqui


La mostra sull'eccidio della divisione Acqui, "La scelta della Divisione Acqui, Corfù e Cefalonia nel settembre 1943" è nell'atrio di Palazzo Gambacorti fino al 10 settembre

La mostra sull’eccidio della divisione Acqui, “La scelta della Divisione Acqui, Corfù e Cefalonia nel settembre 1943” è nell’atrio di Palazzo Gambacorti fino al 10 settembre

L’atrio di Palazzo Gambacorti ospita fino al 10 settembre la mostra “La scelta della Divisione Acqui, Corfù e Cefalonia nel settembre 1943“, rassegna che ripercorre la storia di uno dei reparti più celebri dell’esercito italiano protagonista di uno degli episodi più tragici del dopo armistizio, l’eccidio di Cefalonia. La mostra pisana, inaugurata nel giorno del sessantanovesimo anniversario della liberazione di Pisa è stata organizzata dall’Associazione Nazionale Divisione Acqui (Sezione Provinciale Pisa) alla presenza del Capitano Lodovico Anibaldi, presidente della sezione pisana e di Libero Cosci, sergente maggiore del Genio nella divisione Acqui, scampato alla fucilazione di Cefalonia e premiato il 27 gennaio 2012 dal Presidente della Repubblica Napolitano, con una medaglia al valore.

Dopo l’armistizio reso noto l’8 settembre 1943 le truppe italiane le truppe italiana di stanza all’estero furono lasciate a loro stesse. La maggior parte di arrese ai Tedeschi. La divisione Acqui di stanza a Corfù, Cefalonia, Zante (Zacinto) e Leuca (Santa Maura) per la prossimità all’Italia e la vaghezza degli ordini fece la scelta opposta e decise di combattere. Zante e Santa Maura caddero subito.  A Corfù le truppe al comando del Colonnello Luigi Lusignani sconfissero i tedeschi e trasferirono circa 450 prigionieri in Italia a bordo di pescherecci e navi di fortuna. Fu questo il motivo principale per il quale le truppe naziste, ritornate in forza sull’isola, dopo aver sconfitto gli italiani (varie centianai furono i soldati caduti sul campo) si limitarono a trucidare “solo” gli ufficiali.  A Cefalonia dopo varie scaramucce il 15 settembre iniziarono i combattimenti e la Acqui diede filo da torcere alle truppe tedesche (che contarono 1500 caduti, 19 aerei abbattuti e 17 mezzi da sbarco distrutti) finché… non finirono le munizioni. Il comandante, il generale Gandin decise la resa dopo il consiglio di Guerra. Le truppe dell’esercito tedesco, per ordine di Hitler in persona trucidarono tutti. Prima furono uccisi i soldati catturati durante i combattimenti. Poi furono assassinati 135 ufficiali (tra i quali Gandin). Ben 5.000 furono complessivamente i soldati trucidati durante la resa. A questi vanno aggiunto i 1.500 durante i combattimenti, gli 840 prigionieri morti nelle motonave Ardena affondata dalle mine e i 2460 prigionierei presenti nella motonave Sinfra affondata dall’aviazione alleata ignara del suo “carico”. Dei circa 3.000 prigionieri “sopravvissuti”, la maggior parte morì dopo essere stata deportata in Germania e Unione Sovietica. Sopravvissero solo 60 militari che trovarono rifugio tra la popolazione e nella resistenza greca.

“La scelta della Divisione Acqui, Corfù e Cefalonia nel settembre 1943” – 3 /10 settembre Palazzo Gambacorti Piazza XX Settembre Pisa

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