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Valentina Gravili: la balena, il disorientamento e la musica


Valentia Gravili, live a Pisa il 14 marzo al Lenigrad Cafè

Valentia Gravili, live a Pisa il 14 marzo al Lenigrad Cafè

Valentina Gravili suona al Lenigrad il 14 marzo in un’esibizione acustica. Dopo dieci anni dall’esordio con “Alle ragazze nulla accade a caso”, vincitore del Premio Ciampi, Valentina ha pubblicato nel 2011 il suo secondo lavoro discografico “La Balena del Tamigi” che sta promuovendo con un tour del quale fa parte il concerto pisano. Tanta è la curiosità e l’interesse attorno a questa giovane promettente e brava cantante, e La Kinzica non ha perso l’occasione di intervistarla.

Con il tuo esordio “Alle ragazze nulla accade a caso” (2001) hai vinto il Premio Ciampi: cosa ricordi dell’evento e quanto questo riconoscimento ti ha aiutata nella tua carriera artistica?
«Beh il Premio Ciampi è fra le prime bandierine che ho piantato nel terreno quando ho cominciato a scalare la montagna. Segna un traguardo importante ma anche una nuova partenza.»

“La Balena del Tamigi” è uscito dieci anni dopo. Perché una gestazione tanto lunga e cosa hai fatto nel frattempo (in ambito musicale ovviamente)?
«In realtà, se parliamo di composizione, le canzoni non ci hanno messo tanto tempo a nascere… posso dire che in questi 10 anni ho scritto materiale sufficiente per almeno altri 3 o 4 dischi. I problemi sono stati di altra natura. È molto dura trovare “gente” che creda così tanto nel tuo progetto da metterci un impegno e una concentrazione costante. Così, quando ho visto che le cose non andavano nella direzione che mi sembrava più opportuna ho preferito lasciar stare e rimandare l’uscita del disco. Nel frattempo ho continuato a comporre e a suonare dal vivo.»

Essendo trascorso molto tempo tra un album e l’altro, immagino che i pezzi de “La Balena del Tamigi” siano stati creati in momenti e tempi
diversi. Come hai selezionato i brani per dare un tratto comune al disco?
«Ho selezionato quelli dei quali ero più soddisfatta anche a distanza di tempo e quelli che mi sembravano essere percorsi da un sottile filo conduttore legato al tema del disorientamento. È proprio questo, infatti, il concetto base de ” La balena nel Tamigi”. Volevo raccontare come ci si sente a “brancolare nel buio” e ad aver perso il senso dell’orientamento.»

Una domanda che viene rivolta spessissimo agli artisti: quanto c’è di te nei testi delle tue canzoni?
«Mi piace pensare ai miei testi come ad un corpo umano in cui io sono il cuore, gli altri sono lo stomaco, il cervello, i polmoni,i tessuti ecc mentre le arterie, le vene e i capillari sono il legame tra me e loro. Quello che arriva a loro è prima passato attraverso me e quello che arriva a me è sicuramente passato anche da loro.»

Come hai coinvolto Amerigo Verardi (che ha lavorato con i Baustelle) nella produzione del disco?
«Amerigo aveva già lavorato al mio primo disco. A distanza di anni mi sembrava giusto, anche per riprendere un po’ il filo del discorso, avere di nuovo lui in cabina di regia, stavolta assieme a Max Baldassarre e Silvio Trisciuzzi. Così, una sera, dopo esserci incontrati ad un mio concerto, gli ho proposto di occuparsi anche della “Balena”. Da lì è cominciato un lavoro di selezione del materiale e poi la fase di arrangiamento vero e proprio, che con Amerigo è davvero emozionante perché riesce sempre a creare soluzioni originalissime e ad aprire finestre che non avresti mai immaginato che esistessero

Carmen Consoli, Tori Amos, Susanne Vega, sono i riferimenti che vengono in mente se si devono dare delle coordinate stilistiche a “La Balena del Tamigi”. Tutto è però pervaso da un equilibrio tra giocosità e serietà, dall’uso di strumenti inusuali per il rock (come il bouzuki e lo zither) e da certe soluzioni ritmiche e melodiche che ricordano un indefinito folk meridionaleggiante che rendono l’album molto originale: un rock-pop alternativo d’autore. Tu come definiresti la tua musica?
«In realtà quelli sono ascolti che facevo in passato e credo che siano presenti solo in piccolissime dosi nel mio ultimo album. Adesso mi piacciono tante altre cose, da Sufjan Stevens a Bon Iver, a Eleanor Friedberger, St Vincent, Anna Calvi, Devendra Banhart, Joanna Newsom e per parlare degli italiani i Verdena e Il Soldato Timido. Mi è sempre piaciuto ricercare sonorità diverse, l’accezione purista di rock non mi si confà. Per il prossimo album ho composto alcuni brani con l’autoharp, uno strumento dal suono unico e affascinante, praticamente introvabile in Italia. Riguardo alla definizione da dare alla mia musica…ci sto ancora pensando ma per ora mi viene in mente solo “non classificato”.»

La Balena del Tamigi” ha vinto il PIMI 2011 (il premio organizzato dal MEI) per la migliore autoproduzione: questo riconoscimento ti ha aperto
nuove “porte” nella discografia o la scelta dell’autoproduzione è irreversibile?
«In questo momento sono in contatto con un’etichetta che pare sia molto interessata a pubblicare il prossimo album ad ottobre. Per ora non c’è niente di certo e non voglio sbilanciarmi. Comunque l’autoproduzione per me è stata un’esperienza positivissima e non mi spaventerebbe continuare su quella strada.»

Quale è stato il tuo percorso di “formazione” musicale e quali sono gli idoli musicali ai quali ti sei ispirata?
«Quand’ero più piccolina ascoltavo un po’ di “schifezze”, poi ho conosciuto i Beatles e i Doors, sono passata per la fase grunge con i Nirvana e gli Smashing Pumpkins, poi per il Punk con Patty Smith e il glam Rock di David Bowie per arrivare ai Radiohead di “Ok computer”. In generale prima guardavo al passato, oggi ascolto quasi esclusivamente nuove uscite.»

Come è fare la cantautrice oggi tra Peer to Peer, social network, etichette discografiche, un mercato in crisi e una domanda di musica
sempre molto alta?
«Internet è una manna dal cielo. Basta avere un po’ di fantasia, inventare nuove soluzioni per promuovere la propria musica e il potere della Rete fa il resto. Da poco è uscito il libro “Rock in Progress” di Michele Coluzzi, presentato al Mei di quest’anno ed edito da Effequ,in cui io e altri colleghi illustri, rispondendo alle domande dello scrittore, proviamo a raccontare un po’ i meccanismi della musica indipendente. Certo, fare la cantautrice e riuscire a vivere solo di questo è dura… ma chi è che se la passa bene di questi tempi?»

Il concerto al Leningrad di Pisa fa parte di un tour che hai organizzato per supportare “La Balena del Tamigi” o la tua priorità al momento è
lavorare al terzo album?
«Sto già lavorando al terzo album (che uscirà ad ottobre) ma ho deciso di non sospendere il tour della Balena, presentando i brani del disco in una versione un po’ inedita. Al Leningrad, così come anche nelle date successive, sarò sola sul palco con chitarra acustica, autoharp, timpano, rullante e loop station. Mi sto divertendo davvero tanto.»

Cosa c’è nel futuro di Valentina Gravili?
«Nel futuro più prossimo..ovvero tra circa un minuto..un buon caffè. Per il resto si vedrà.»

L’ingresso al concerto pisano di Valentina Gravili al Lenigrad Cafè è offerta libera con tessera Arci.

Valentina Gravili – 14 marzo (ore 22:00) Leningrad (via Silvestri 5 Pisa)

Per informazioni
Valentina Gravili
web www.valentinagravili.it
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